ottobre 27, 2017

Human Resource Management (HRM) nel XXI secolo

L’entrata nel 21° secolo rappresenta uno step fondamentale di evoluzione del HRM. Le sfide del nuovo secolo sono urgenti ed in parte finora sconosciute:
– Peso dell’ICT sempre maggiore, tale da introdurre nuove modalità di lavoro come lo smart & mobile working;
– Concorrenza planetaria proveniente anche da paesi “nuovi” per i mercati: Vietnam, Cambogia, Laos;
– Maggiore attenzione ai costi, esaperata anche dalla crisi e dalla minore capacità di spesa;
– Specializzazione delle competenze tecniche e contemporaneamente necessità di palesi ed evidenti competenze trasversali (problem solving, resilienza, team working per citare le più richieste), con conseguente difficoltà nel reperimento dei profili;
– Cambiamenti di proprietà e compagine sociale, talvolta repentini, che mutano equilibri, strategie ed obiettivi;
– Stravolgimento dei mercati da un punto di vista geografico, dei canali di vendita, delle politiche di prezzo.
Il ruolo delle risorse umane emerge come fattore discriminante di successo.
Il nodo fondamentale dell’HRM è oggi rappresentato dalla questione del “changing”; le organizzazioni complesse non possono esimersi da una logica di cioè di mutamento continuo che rappresenti l’evoluzione stessa dell’organizzazione ed il suo ruolo diventa strategico, tanto da far coniare il nuovo acronimo di SHRM (Strategic HRM).
Vengono inventate quindi nuove strategie per rendere adeguato il ruolo del settore HR; alcune di queste possono essere identificate nelle seguenti :
– Business unit assignment: assegnazione di componenti del settore HR direttamente alle unità di line, per capirne e rilevarne le esigenze in termini di risorse umane e competenze oltre che a specializzarsi nella specifica soluzione di problemi;
– Job rotation: la rotazione dei managers di HR consente loro di acquisire competenze tecniche, ma soprattutto meglio immedesimarsi nelle esigenze dei diversi settori aziendali;
– Consulting model: l’ufficio HR lavora come consulente degli altri uffici, che considera come clienti interni;
– Increasing line managers’ capabilities: si aumenta la responsabilità dei managers dell HR, per liberare tempo ad alcune e consentire loro di dedicarsi ad attività più strategiche; questo però comporta l’aumento di trasparenza sulle strategie e sui costi;
– Centers of excellence: in caso di fusione, ritrovandosi un dulicato dell’ufficio HR, si può optare per spingere ad una specializzazione di ogni settore;

Nel 1997 Dave Ulrich descrive il suo approccio in termini di deliverables per i quali l’HRM dovrebbe essere responsabile: l’esecuzione della strategia, l’efficienza amministrativa, il contributo dei dipendenti e la capacità di cambiamento. Nel corso della consegna in questi quattro ambiti, descrive quattro ruoli corrispondenti per l’HR per funzonare all’interno di un’impresa:
a) come partner strategico per allineare l’HR e la strategia aziendale,
b) come esperto amministrativo che lavora per migliorare i processi organizzativi e servizi di base HR,
c) come dipendente esemplare, che ascolta e risponde alle esigenze dei dipendenti,
d) come agente di cambiamento che gestisce processi anche rivoluzionari per aumentare l’efficacia e l’efficacia dell’organizzazione.
Per semplificare l’analisi ci concentriamo qui su uno solo degli aspetti rivoluzionari.

ICT e lavoro: quali impatti
Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) hanno avuto una diffusione tale che da più parti è definita pervasiva. Le evidenze messe in luce dalla copiosa letteratura sull’impatto delle ICT sull’economia e sul funzionamento dei mercati (dei beni, dei servizi, del lavoro), presentano un aspetto non secondario costituito dalle prospettive economiche future che la rivoluzione digitale sta delineando .
Questa interessante questione è stata ben affrontata, anche in modo suggestivo, da Brynjolfsson e McAfee (2011, 2014), i quali hanno cercato di individuare le tendenze maggiormente salienti e le principali implicazioni economiche del rapido progresso tecnologico.
Le analisi dei due ricercatori del MIT confermano l’idea ormai comune che l’accelerazione nel progresso delle nuove tecnologie sia un processo ormai irreversibile, con un andamento praticamente esponenziale, che porterà verso cambiamenti radicali per l’economia, sia lato imprese che consumatori, come confermato dagli sviluppi nel campo dell’automazione e della robotica. Tali evoluzioni avranno un impatto enorme nei processi produttivi ma anche, e forse soprattutto, nel mercato del lavoro.